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Fantareale Slam al Pisa Book Festival


Il numero di pagine di questo libro è infinito. Nessuna è la prima, nessuna è l'ultima.

Da Il libro di sabbia di Jorge Luis Borges 


La scuola di scrittura Omero e il Pisa Book Festival (http://www.pisabookfestival.com/) organizzano un concorso letterario sul racconto breve fantastico che abbia il libro come protagonista. Il concorso si svolgerà in due fasi. Nella prima verranno selezionati 8 racconti finalisti tra tutti quelli inviati a Scuola Omero fino al 30 settembre 2010. Nella seconda, il 22 ottobre 2010, il pubblico e la giuria del Pisa Book Festival assegneranno i premi finali al termine di una gara tra gli 8 finalisti. 

Nei racconti in concorso le pagine, i personaggi, le parole e le immagini di un libro potranno animarsi e partecipare alla storia e alla vita di chi ne entra in possesso. Protagonisti dei racconti in concorso potranno essere libri cartacei, ma anche iBook visto che il genere da narrare è fantastico, ma soprattutto fantareale. La scommessa cioè è quella di trovare nel genere fantastico tradizionale forti punti di contatto con la realtà che viviamo in cui il libro, per la prima volta da Gutenberg, sembra smaterializzarsi e "scompaginarsi" con tutto quello che ne consegue dal punto di vista della lettura e dei sensi.


Regolamento del "Fantareale slam!" al Pisa Book Festival


La prima fase del concorso
La prima fase prevede l'invio tramite mail a fantareale@omero.it del racconto in concorso entro la mezzanotte del 30 settembre 2010. Il racconto deve essere inedito, cioè non deve essere stato pubblicato in un libro e neanche su siti web, blog o in altre forme editoriali. Il racconto in concorso non deve durare più di 5 minuti alla lettura orale perché nella fase finale dello slam i racconti selezionati verranno letti in pubblico. L'iscrizione è gratuita e aperta a tutti. Si può gareggiare con un solo racconto. Nella mail di invio del racconto l'autore deve scrivere il nome e il cognome e un recapito telefonico per poter essere contattato in caso di selezione alla fase finale. Gli 8 racconti finalisti saranno selezionati da Omero Editore che pubblica la collana Fantareale, curata da Paolo Restuccia ed Enrico Valenzi. Gli 8 racconti parteciperanno al "Fantareale slam!" che si svolgerà durante il Pisa Book Festival, la fiera dell'editoria indipendente. 

La seconda fase del concorso
Gli 8 racconti finalisti dovranno essere letti dagli stessi autori venerdì 22 ottobre, dalle ore 18, di fronte al pubblico e alla giuria del Pisa Book Festival. Prima di iniziare la gara i maestri di cerimonia effettueranno l'estrazione di due gironi da 4 concorrenti l'uno e annunceranno al pubblico il nome o lo pseudonimo di ciascun autore in ordine di estrazione. Il tempo a disposizione per ogni esibizione è di non oltre 5 minuti (superati i quali verranno scanditi altri dieci secondi dai maestri di cerimonia e poi scatterà la squalifica). Il tempo sarà calcolato dal momento in cui inizierà la vera e propria lettura. Gli autori partecipanti non dovranno utilizzare musica, luci e abbigliamento particolari. I concorrenti del primo girone leggeranno uno dopo l'altro il loro racconto in ordine di estrazione. Alla fine delle prime quattro letture, il pubblico voterà per alzata di mano proclamando il vincitore del girone. La stessa cosa accadrà per il secondo girone. Alla fine si avranno due finalisti che leggeranno di seguito il loro racconto. Il pubblico voterà sempre per alzata di mano e proclamerà il vincitore del "Fantareale slam!", al quale andrà il Primo Premio. Al concorrente sconfitto in finale andrà il Secondo Premio, mentre al termine delle votazioni verrà assegnato un Premio della Giuria, guidata da un critico o da un giornalista culturale.
In caso di pareggio tra due o più giocatori, avverrà una gara di incipit fantareali sul tema della serata: in cinque minuti, i giocatori in parità dovranno scrivere un incipit fantareale e poi lo leggeranno per essere di nuovo sottoposti al giudizio del pubblico. Se uno o più degli 8 concorrenti selezionati alla fase finale rinunceranno a partecipare saranno sostituiti da altri concorrenti in ordine di graduatoria decrescente. 

I premi
L'autore del racconto più votato dal pubblico riceverà un premio in denaro di € 500,00.
Il secondo classificato vincerà un premio di  € 250,00. 
Il premio della giuria sarà di € 150,00. 

Per info fantareale@omero.it 

 

 

Il Fantareale slam! della Scuola Omero

 

Il fantareale slam! è una gara di brevi testi fantareali a tema in cui i giocatori/autori si sfidano di fronte a un pubblico che alla fine decreta il vincitore. Al vincitore va un premio in denaro di 300 euro. I temi e le date delle serate sono "Mostri e metamorfosi fantareali" (svolto il 31 ottobre 2008); "Amori fantareali" (svolto il 14 febbraio 2009); "Bestiario fantareale" (che si è tenuto il primo aprile 2009); "Lavori fantareali" (che si è tenuto il 18 giugno 2009), "Vacanze fantareali" (23 luglio 2009),  "Roma d'agosto" (20 agosto 2009) durante la manifestazione "Lungo il Tevere... Roma", di nuovo "Mostri e metamorfosi" (31 ottobre 2009), "Natale fantareale" (19 dicembre 2009), "Amori fantareali" (14 febbraio 2010), "Il gusto" (18 marzo 2010), "Bestiario fantareale" (primo aprile 2010), "Western Fantareale" (31 maggio 2010, in occasione degli 80 anni di Clint Eastwood),"Vacanze fantareali" (24 giugno 2010).

 

Regolamento


L'iscrizione è gratuita e aperta a tutti. Per iscriversi bisogna prenotarsi via e-mail all'indirizzo fantareale@omero.it fino a un giorno prima della gara. 

 

Tra tutti gli iscritti verranno estratti a sorte nella serata 16 giocatori/autori, gli altri iscritti comporranno la giuria (insieme con il resto del pubblico presente).

All'inizio della gara, i maestri di cerimonia effettueranno l'estrazione e annunceranno al pubblico il nome o lo pseudonimo di ciascun autore.

Gli autori dovranno leggere un testo fantareale ispirato al tema della gara (per capire cos'è un testo fantareale, leggete il Blog del Fantareale).

Ogni autore deve presentare propri testi originali e inediti (cioè non pubblicati né su carta né su web, blog o siti che siano) e deve leggerli personalmente senza affidarli in lettura ad altri.

Tempo a disposizione per ogni esibizione: non oltre i 5 minuti (superati i quali verranno scanditi altri dieci secondi dai maestri di cerimonia e poi scatterà la squalifica).

Il tempo sarà calcolato dal momento in cui inizierà la vera e propria lettura.

Gli autori partecipanti non dovranno utilizzare musica, luci e abbigliamento particolari.

Il pubblico voterà per alzata di mano.

Il premio per il vincitore è in denaro (300 euro).

La gara prevede quattro gironi con quattro concorrenti ognuno. I concorrenti del primo girone leggono uno dopo l'altro il loro racconto. Alla fine delle quattro letture, la giuria voterà per alzata di mano proclamando il vincitore del girone. La stessa cosa accadrà per gli altri tre gironi. Alla fine si avranno quattro finalisti, che leggeranno di seguito il loro racconto. La giuria proclamerà il vincitore del fantareale slam! a cui andrà il premio in denaro.

In caso di pareggio tra due giocatori, avverrà una gara di incipit fantareali sul tema della serata: in cinque minuti, i giocatori in parità dovranno scrivere un incipit fantareale e poi lo leggeranno per essere di nuovo sottoposti al giudizio del pubblico. In caso di ulteriore parità i giocatori saranno entrambi eliminati, a meno di non convincere uno del pubblico a cambiare voto.

Se gli iscritti alle ore 24 del giorno prima dello slam non hanno raggiunto il numero minimo di 8 la gara sarà annullata. I prenotati però saranno ammessi di diritto, senza essere sorteggiati, allo slam successivo. Se gli iscritti che si presentano alla gara sono meno di 8, il fantareale slam si svolge ugualmente ma anziché il premio in denaro verrà assegnato al vincitore un libro di Omero editore a sua scelta.  


L'opera che illustra questa iniziativa è del Maestro Fantareale Luigi Serafini. Grazie Luigi.

 

 

 

Eventi passati:

Quadrangolare internazionale del fantareale

Il quadrangolare internazionale, un passo importante verso un progetto artistico e produttivo chiamato fantareale Letture e visioni fantareali con Luigi Serafini, Rick Moody, Javier Argüello ed Etgar Keret Paolo Restuccia ed Enrico Valenzi di scuola Omero sono felici di invitare tutti gli appassionati di narrativa al primo evento internazionale legato al movimento letterario fantareale. Al fantareale, fondato ufficialmente il 25 febbraio 2008 con la pubblicazione del manifesto, hanno già dato loro racconti scrittori italiani come Tea Ranno e Carola Susani. All'evento del quadrangolare partecipano artisti di livello internazionale come il pittore e narratore Luigi Serafini, lo scrittore americano Rick Moody, lo scrittore cileno Javier Argüello e lo scrittore e regista israeliano Etgar Keret.

 




 

Calendario dei quattro appuntamenti che si svolgono presso la sala congressi di Villa Maria, Largo Berchet 4 (mura Gianicolensi), ore 20.30-22.30, ingresso gratuito. Per prenotare: e.mail fantareale@omero.it , tel. 06.580.99.90 e 349.4695283

Luigi Serafini, martedì 13 maggio, ore 20.30-22.30
(Lettore dei testi di Luigi Serafini è stato l'attore e doppiatore Mario Cordova che ha prestato la sua voce, tra gli altri, ad attori come Richard Gere, Bruce Willis, Jeremy Irons, Willem Dafoe, Arnold Schwarzenegger, Patrick Swayze, Harvey Keitel, John Malkovich, Michael Keaton, Nick Nolte, Chuck Norris, James Woods, John Cleese, Gérard Depardieu.) 


Rick Moody, martedì 3 giugno, ore 20.30-22.30


Javier Argüello, venerdì 20 giugno, ore 20.30-22.30


Etgar Keret, lunedì 22 settembre, ore 20.30-22.30 

 

 

Luigi Serafini
Serafini nasce a Roma il 4 agosto 1949. Comincia la sua carriera come architetto. Nel 1981 pubblica il Codex Seraphinianus, che richiama l'attenzione di Roland Barthes e su cui Italo Calvino scrive un saggio pubblicato nella raccolta "Collezione di sabbia" (Oscar Mondadori), in cui lo presenta così: "come l’Ovidio delle Metamorfosi, Serafini crede nella contiguità e permeabilità d’ogni territorio dell’esistere: l’anatomico e il meccanico si scambiano le loro morfologie, l’umano e il vegetale si completano… il vegetale si sposa al merceologico… lo zoologico al minerale, e così il cementizio e il geologico, l’araldico e il tecnologico, il selvaggio e il metropolitano, lo scritto e il vivente". Il Codex Seraphinianus è stato inoltre d'ispirazione al coreografo Philippe Decouflé. Nel 1983 è la volta di Pulcinellopedia (Piccola), un libro concepito come suite di disegni a matita e brevi testi, dedicato interamente alla maschera di Pulcinella. Serafini oltre ad essere pittore, scultore, ceramista, orafo, etc., ha compiuto le sue brave incursioni nel campo del design, come nel 1981 con Menphis di Ettore Sottsass e poi con progetti dall'impronta chiaramente metalinguistica, come le sedie "Suspiral" e "Santa" per Sawaya & Moroni o i vetri e le lampade per Artemide. Nel cinema ha inventato e disegnato la prima locandina dell'ultimo film di Federico Fellini La voce della Luna, con Roberto Benigni e Paolo Villaggio. Nel teatro ha realizzato luci, scene e costumi per il balletto "Jazz Calender" di Frederick Ashton al Teatro alla Scala. Nel 1999 è stato finalista per la miglior scenografia al Premio Ubu con "Materiali per una tragedia tedesca" prodotto dal Piccolo Teatro di Milano. Tra i suoi primi dipinti c'è un quadro molto scuro con un gendarme in piedi a gambe larghe che osserva un uccellino che esce da una gabbietta posata in terra su sfondo nero. Dal 2003, all'uscita della stazione Mater Dei della nuova Metropolitana di Napoli, è presente una grande scultura in bronzo policromo, "Carpe Diem", preceduta da una pavimentazione con bassorilievi in poliestere colorato, "Paradiso Pedestre". Da maggio a giugno 2007 si è svolta al PAC (Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano) una "Mostra Ontologica" dal titolo "Luna-Pac Serafini" che ha contato quasi 11.000 visitatori in poco più di 30 giorni. 

Ecco ora un assaggio tratto dal racconto Ora pro bonobis. Amen, di Luigi Serafini

Roma, sabato 2/02/2013
Basta col blog! … butto giù queste note a penna per cercare sollievo a un’ansia crescente.
Non capisco cosa mi sia successo… i colleghi con cui ho diviso per anni mogli, scrivanie, vizi e vacanze oggi mi appaiono come degli alieni… in mensa il cibo è ogni giorno più nauseante…e le sale multi sensoriali, incluse le astro-acquatiche, non mi offrono neanche un millesimo del divertimento di un tempo. E poi questi attacchi d’emicrania che spesso mi costringono per ore al buio assoluto… Dormo poco e male e se sogno mi vedo camminare per una terra piatta e arida, incisa da solchi sottili e paralleli che fugano verso ignote architetture con pinnacoli simili a ciminiere appena visibili all’orizzonte…in primo piano ci sono sempre due uccelli morti circondati da alcune buste di plastica e qualche lattina. Sembrano passeri, benché siano di grandezza umana: rovesciati sul dorso pennuto protendono lunghissime zampe stecchite verso un cielo viridescente senza nuvole e senza vento. Mi avvicino e scopro che tutti e due hanno il mio stesso volto e mi guardano con degli occhi fissi, da morti, finché uno dei due all’improvviso mi fa l’occhietto un paio di volte e allora mi sveglio di colpo sudato e col cuore in gola.

Roma, martedì 5/02/2013
Lo scenario geopolitico si è trasformato molto rispetto a 10 anni fa. A forza di giocare alle tre carte con USA e UE, l’Italia è stata alla fine allontanata dall’Unione. Ma la risposta del nostro Governo non si è fatta attendere. Con una mossa che in scacchistica è chiamata “del cavallo”, nel giro di pochi mesi l’Italia si è confederata con Lichtenstein e Libia nel LILY-MEC, una specie di asse mezzo petrolifero, mezzo paradiso fiscale, sotto l’egida delle otto maggiori Multinazionali , nonché membro del WTO e con un seggio pemanente al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Il Lily (€1,70) è diventato la moneta unica e, per la prima volta nella Storia, una Confederazione ha potuto fregiarsi di bandiera luminescente. Inoltre i tre Paesi si sono costituiti in repubbliche monarchiche, che uniscono cioè istituzioni repubblicane insieme a presidenti ereditari dai nomi assegnati secondo la serie di Fibonacci, come: Silvio - Piersilvio - Silvio Piersilvio - Piersilvio Silvio Piersilvio - ecc. . Insomma, non c’è che dire e la diplomazia mondiale è rimasta a bocca aperta! Un altro cambiamento di rilievo è stato l’abbandono della UE da parte del Regno Unito. Nel 2010 in un summit a Philadelphia, USA e UK, riesaminati i documenti antecedenti la Dichiarazione d’Indipendenza del 1776, hanno ratificato un nuovo accordo in cui la Gran Bretagna rinunciava per sempre alla tassazione sul tè americano e gli Stati Uniti da parte loro facevano fondere la Liberty Bell in due campane più piccole di cui una andava a affiancare quelle del Big Ben. A dirimere le controversie linguistiche (potéitos/potàtos, toméitos/tomàtos ecc) ci avrebbe pensato poi un’apposita commissione mista. L’iperpotenza atlantica denominata United United Kingdom and States of America (UUKSA) è governata per un settennato da un Presidente americano a Buckingham Palace e per il successivo da un Windsor (P.M. included) alla White House. Per creare una continuità territoriale sono state costruite 10 gigantesche Sea Lands (due per fuso orario e tutte duty free) che attraversano l’Atlantico tra il 50° e il 40° parallelo. A questo si aggiunge una grande piattaforma battente bandiera UUKSA con sopra una specie di Las Vegas oceanica che fa lentamente la spola tra le due sponde. Moneta unica il Dollarpound (€2,20)

(continua)

Qui potete leggere un'intervista apocrifa di Giovanna Bentivoglio scritta per la rivista "O" di Omero e poi pubblicata nell’edizione del Codex Seraphinianus di Rizzoli nel 2006 nel fascicolo allegato al Codex, in occasione dei 25 anni del libro pubblicato nel 1981 dall’editore Franco Maria Ricci. Nel fascicolo si trovano anche, tra gli altri, contributi di Federico Zeri, Giorgio Manganelli, Patrizia Valduga.

date un'occhiata anche al Balançoir sans frontières


e leggete la conversazione/intervista di Armando Adolgiso dal sito adolgiso.it

 

Rick Moody
Rick Moody nasce nel 1961 al New York Hospital di Manhattan. La famiglia si trasferisce in Connecticut quando lui ha due anni, e Rick trascorre la maggior parte dell’infanzia tra varie cittadine della contea di Fairfield. Alla Brown University, sotto la guida di scrittori come Robert Coover, Angela Carter e John Hawkes, Moody si diploma in letteratura inglese, specializzandosi in scrittura creativa. Dopo il diploma alla Brown, consegue un M.F.A.1 alla Columbia University. Dalla scheda biografica curata da Simone Barillari per Col pianoforte ero un disastro leggiamo: “Più dei prevedibili abissi in cui lo precipitò l’alcolismo durante il periodo dell’università, meritano ancora di essere ricordati i sogni che ne nacquero, abitati da maligni clown restii ad abbandonarlo anche quando, a ventisei anni, smise completamente di bere. Per molto tempo ancora, disse poi, dovunque andava si sentiva spesso come se stesse per far scattare gli allarmi antifurto, anche se non aveva rubato niente.” Il suo primo romanzo, Garden State viene pubblicato nel 1991, e ottiene il Pushcart Press Editors’ Book Award. Nel 1994 esce il secondo libro, Tempesta di ghiaccio, con cui Moody si conferma astro nascente del romanzo americano. Nel 1995 pubblica La più lucente corona d'angeli in cielo, che contiene un romanzo breve e alcuni racconti, a cui fa seguito, nel 1997, il romanzo Rosso americano, che gli vale la fama di fine cesellatore della prosa. L’abile, quasi chirurgica costruzione formale di Rosso americano, con le sue lunghe frasi labirintiche e una sbalorditiva capacità di cogliere tanto il comico che il drammatico (spesso nel respiro di una stessa frase), ci fa seguire a ritmo incalzante un fine settimana nella vita della famiglia Raitliffe, nel Connecticut, e in particolare di Billie Raitliffe, vittima di una malattia degenerativa del sistema nervoso ormai in fase avanzata e madre di Hex, balbuziente e alcolizzato. Come si legge alla fine del primo capitolo: «[…]Se è un eroe, allora gli eroi sono a bizzeffe, e il mondo ne è pieno come lo è di cani randagi, gomme lisce e chiavi smarrite». Nello stesso anno, Moody cura insieme a Darcey Steinke la pubblicazione di Joyful Noise, un’antologia di saggi sulla fede e la spiritualità. Sempre nello stesso anno è uscita la raccolta Racconti di demonologia, ancora una volta acclamata dalla critica. Intelligenti e molto diversi fra loro per stile e contenuti, i racconti che la compongono – presi sia nel complesso che singolarmente – testimoniano l’interesse costante di Moody per il linguaggio, la forma e la commedia umana. La scrittura di Moody smentisce assai più di quanto confermi l’etichetta che gli è stata spesso affibbiata, quella di cronista dell’angoscia suburbana. Moody è troppo interessato allo stile della sua prosa per fare qualunque genere di “cronaca”. Nel 2001 il New Yorker lo ha inserito tra i venti autori americani al di sotto dei quarant’anni che segneranno la letteratura del ventunesimo secolo.
Bibliografia italiana
Circolazione
in Burned Children of America, minimum fax, 2001
Rosso Americano, Bompiani, 2001
Demonology. Due storie, Bompiani, 2001
Racconti di demonologia, Bompiani, 2003
Tempesta di ghiaccio, Bompiani, 2003
Col pianoforte ero un disastro
, minimum fax, 2003
La più lucente corona d'angeli in cielo, minimum fax, 2004
The James Dean Garage Band, minimum fax, 2005
Cercasi batterista, chiamare Alice, minimum fax, 2006
Diviners. I rabdomanti
, Bompiani, 2007

Javier Argüello
Nato nel 1972 a Santiago del Cile, è cresciuto tra Cile e Argentina; attualmente vive a Barcellona. La sua notorietà internazionale è nata dopo la pubblicazione della raccolta di racconti Sette racconti impossibili, che è il suo primo libro ed è stato accolto con grande interesse dalla critica. Oltre ad essere apparso in spagnolo, è stato pubblicato in italiano ed è stato tradotto in francese. Per commentare il talento di Argüello, i critici hanno scomodato paragoni con Edgar Allan Poe e Jorge Luis Borges, avvicinandolo anche a Italo Calvino. Ma le sue tematiche sono comunque strettamente contemporanee, e ne fanno un autore a tutti gli effetti fantareale.
Leggiamo un estratto dal racconto Vanno, tratto da Sette racconti impossibili, edizioni Nottetempo 2007, traduzione di Francesca Lazzarato.

(…) Meraviglioso, intervenni a un tratto. Lei ha fatto nascere in me il desiderio di vedere l’oceano. La mia storia, senza dubbio più modesta, è ambientata in uno scenario molto familiare. Si svolge infatti in un mondo talmente vicino a noi, che vi sorprenderà scoprire un universo tanto nuovo in un altro così noto. Per me, almeno, è stato così. Questa storia me l’ha raccontata una presa elettrica, dissi, e potei leggere un improvviso interesse sul volto dei presenti. Me l’ha raccontata una presa, in una sera di agosto in cui mi trovavo a quattro zampe sul tappeto alla ricerca della batteria del mio apparecchio acustico. In genere, continuai dopo un sorso di cognac, quando cade qualcosa di tanto piccolo, uno cerca di scovarlo facendosi guidare dal rumore, ma in questo caso, a parte il fatto che il pavimento era rivestito di moquette, ciò che stavo cercando era proprio l’oggetto che faceva funzionare l’apparecchio che mi permetteva di sentire, per cui non ci fu alcun suono che mi consentisse di orientarmi. Per qualche ragione, tuttavia, la pila era proprio dove l’intuito mi guidò, a pochi centimetri dalla suddetta presa. La misi nell’apparecchio e me lo infilai senza alzarmi dal pavimento, e fu allora che sentii la voce per la prima volta. Scusi, mi disse. Scusi, signore, qui nella presa. Potete immaginare il mio stupore. Dice a me? Chiesi stupidamente. Sì, a lei, rispose la voce, o c’è forse qualcun altro nella stanza? Mi guardai intorno ed effettivamente ero solo. Ha un minuto? Ho qualcosa da raccontarle, disse la voce. Be’, sì, risposi titubante, ma lei dov’è? Qui, nella presa, disse. Nella parete? Sì, certo, mi rispose, e dove sennò. Sì, certo, dissi. Ma sta bene? Sì, sto benissimo, di questo non si preoccupi, riprese la voce. Sono in un bel posto ed è proprio di questo che le voglio parlare, del posto in cui mi trovo. Io ero piuttosto confuso, come potrete immaginare, e forse per questo azzardai una domanda che, per qualche ragione, in quel momento mi sembrò del tutto naturale. Lei è umano? Che importa, rispose la voce, ho una storia da raccontarle e so che le interesserà, ma non ho molto tempo. A quest’ora gli altri non passano di qui, ma se mi scoprono Dio solo sa cosa mi succederebbe, sicuramente nulla di buono. Se la scoprono, chi? Domandai. Se mi permette di raccontare capirà, posso? Suppongo di sì, dissi, ma perché a me? Perché l’ho vista sedersi tutte le mattine di fronte alla macchina da scrivere e mi sono reso conto di quanto le piacciono le storie, disse, e io ne ho una che non posso continuare a tenere per me. È una storia, vedrà, che merita di essere raccontata. Le faccio presente che in questo modo sto violando il più sacro patto di silenzio e tutta la fiducia che hanno riposto in me, perciò lei deve sentirsi un privilegiato. E perché lo fa, allora? Gliel’ho detto, mi sembra una storia che qualcuno dovrebbe raccontare, e, quanto al segreto, niente di meglio che raccontarla a un narratore di storie, così nessuno la crederà vera. Io mi scrollerò di dosso il peso di vivere essendo l’unico che la conosce e lei potrà gloriarsi della sua fervida immaginazione. Che gliene pare? Mi pare una buona cosa, dissi. Ma lei dove si trova, esattamente? Mi sentirei più a mio agio se potessi vederla. Impossibile, disse la voce, sono troppo piccolo. Mi lasci raccontare, e vedrà come ogni dubbio le verrà chiarito. Tutto cominciò un giorno in cui il telefono suonò mentre mi toglievo il grasso dalle mani. Avevo sistemato la catena della mia bicicletta e, dopo essermi ripulito alla meglio con uno straccio, avevo messo le mani nel detergente e me le stavo strofinando, quando all’improvviso suonò il telefono. Lei ha un bicicletta, là dentro? Chiesi. No, non sono sempre stato qui, prima vivevo fuori come lei, ma faccia il favore di non continuare a interrompermi, disse la voce. Mi scusi, risposi, e continuò. Come potei, con le mani gocciolanti di grasso e detergente e senza riuscire a trovare lo straccio che avevo usato, mi portai il telefono all’orecchio, ma per colmo di sfortuna riattaccarono appena risposi. Odio quando fanno così, dissi. Sì, sì, e se non fosse stato per lo straccio che si ostinava a nascondersi probabilmente anch’io avrei riattaccato, ma con le mani in quello stato non volli toccare di nuovo la cornetta e la tenni all’orecchio per un bel po’. In effetti non si udiva nessun segnale, neppure quello di occupato che parte dopo un po’, ma in quel momento in cui ritrovai il famoso straccio – era rimasto nascosto dietro un vaso – sentii anche il primo suono che veniva dall’altro capo della linea. Sembrava la tosse forzata di qualcuno che cerchi di espellere qualcosa che gli è rimasto incastrato in gola, e ad attirare l’attenzione era il timbro della voce, che faceva pensare a un bambino di non più di cinque anni. Ma i tentativi, notai, non suonavano disperati come quelli di qualcuno che stia soffocando. Passarono alcuni istanti prima che si sentisse il secondo suono, e il terzo arrivò dopo quasi un minuto, mandando a monte la teoria del soffocamento. Questa volta era più lieve, come la tosse breve e secca di chi cerca di far notare la propria presenza, e, non saprei dire perché, la faccenda suscitò la mia attenzione al punto che decisi di chiudermi nella mia stanza, per ascoltare senza essere distratto dal sonoro della televisione che Claudia stava guardando in soggiorno. Chi è Claudia? Domandai. Non importa, disse la voce, fatto sta che chiusi la porta della stanza, mi sdraiai sul letto e spensi la luce. Da qualche parte avevo sentito dire che nell’oscurità i suoni si distinguono più chiaramente. A questo punto la voce fece un breve respiro e poi continuò. Non so se per via della luce spenta, ma dopo uno, due o tre minuti cominciai a sentire un brusio di fondo, come se qualcuno in lontananza stesse facendo qualcosa. Il primo suono che sopraggiunse fu uno scricchiolio che mi fece pensare alle molle logore di una poltrona, e poi dei passi. Pensai che probabilmente il mio telefono stesse interferendo con quello di qualcuno che lo aveva lasciato fuori posto, permettendomi di sentire quanto stava succedendo, ma per qualche motivo – non so se per il tipo di suoni o l’alta fedeltà con cui si udivano – la spiegazione non mi convinceva. Non dovevano essere passati nemmeno due minuti, quando d’improvviso sentii di nuovo le molle della poltrona e il brusio dei fondo cessò. Si udirono altri passi e di nuovo la voce del bambino che diceva qualcosa in una lingua sconosciuta – lasciando spazio a una risposta che non riuscii a sentire – e che tornava all’attacco. E così due o tre volte. Poi si sentì un suono che sembrava provenire da uno strumento a corde che non riuscii a identificare, come se qualcuno lo stesse provando o accordando. E nel mezzo di questi accordi sparsi, che un istante dopo non seppi dire se provenissero da uno o più strumenti, mi sembrò di risentire una o due volte quella voce, che nonostante il timbro infantile risuonava di una certa autorevolezza. A un certo momento, obbedendo al richiamo di tre colpetti quasi impercettibili, gli strumenti si fermarono e rimasero in silenzio per alcuni istanti, finché all’improvviso cominciarono a suonare tutti insieme e con decisione, dando inizio a una specie di sinfonia dai tempi assolutamente caotici, con entrare ed esplosioni del tutto inaspettate, e che tuttavia mi risultava familiare. La trovavo tanto gradevole che a un certo momento chiusi gli occhi e, dimenticando che la stavo ascoltando attraverso il telefono, mi limitai a godermela. Allora mi venne in mente l’immagine di un grande teatro pieno di luci e completamente vuoto. Dal soffitto pendeva un enorme lampadario a gocce e tutte le poltrone erano tappezzate di velluto rosso. Il palcoscenico era abbastanza spazioso da contenere comodamente almeno cinquanta musicisti che, fasciati in rigorosi smoking neri, eseguivano l’opera con la stessa concentrazione con cui l’avrebbero eseguita a teatro pieno. Osservavo ogni cosa dalla terza o quarta fila e riuscivo a vedere come dietro il suo piccolo e spettinato direttore, si muovessero pigramente i teloni che, dall’altissimo soffitto sino al pavimento, servivano da sfondo.
“Sebastian?” m’interruppe Claudia, all’improvviso.
Sebastian è lei? Chiesi. Sì … insomma, ero io, disse la voce e continuò.“Sebastian, ne hai per molto con il telefono?” disse Claudia, e fu come se di colpo mi riportasse sulla terra.
“No, ho quasi fatto,” mi azzardai a dire senza staccarmi dalla cornetta, e appena pronunciate queste parole la musica si interruppe di botto. Ci fu un istante di assoluto silenzio e poi sentii una voce molto simile alla precedente, ma appena più spenta, come timorosa, dire qualcosa che mise tutti in allerta. Qualcuno ci sta ascoltando, immaginai che dicesse, e mi sentii come un bambino sorpreso a spiare dalla serratura del bagno, cosa che si riflesse chiaramente sul mio viso perché Claudia, ancora ferma accanto alla porta, mi domandò se c’era qualcosa che non andava.
“Niente,” risposi, “ora te lo lascio”. (…)

Etgar Keret
Nato a Tel Aviv nel 1967. E’ autore di sceneggiature per il cinema, storie per la televisione, novelle, libri di fumetti e di un musical. E’ uno dei maggiori esponenti della nuova generazione di scrittori israeliani e l’autore più amato dai giovani. Il suo libro Papà è scappato col circo è stato finalista nel Premio Andersen 2003 come miglior libro per bambini di 6/9 anni. Questo è Etgar Keret, giovane scrittore di fama internazionale e adesso anche regista, assieme alla moglie Shira Geffen, di Meduse, film premiato a Cannes con la Caméra d’Or e distribuito in Italia dalla Sacher. E’ nato a Tel Aviv nel 1967. Ha iniziato a scrivere a 19 anni, durante il servizio militare. Autore di sceneggiature per il cinema, storie per la televisione, novelle, libri di fumetti e di un musical, è considerato uno dei maggiori esponenti della nuova generazione di scrittori israeliani. I suoi libri sono tradotti in molti paesi. Le Edizioni e/o hanno pubblicato, oltre a Abram Kadabram, la raccolta di racconti Pizzeria Kamikaze, il racconto per bambini Papà è scappato col circo, Gaza blues, scritto insieme al palestinese Samir El-Youssef, e Le tette di una diciottenne, inizialmente apparso nella collana Dal mondo con il titolo Io sono lui.