Entro in camera tua alle diciannove in punto. Ti sorprendo sbracata sul letto che smanetti con qualche ds, psp o simili. Poco distante dai tuoi piedi, sul mobiletto con le rotelle, la televisione è accesa nonostante tu non te la fili. Mi ci vuole una frazione di secondo per riconoscere il programma che va in onda.
« Ma che ti vedi il Grande Fratello? » sbotto, nel frattempo lo stomaco comincia a ribollire.
« Eh » rispondi bonaria senza sganciarti dal giochetto.
« È un programma per subnormali. Non mi va che lo vedi. »
« Mica lo vedo » le tue dita seguitano a battere compulsive sui tasti della console. « Solo quando litigano mi piace. Si riempiono di parolacce. »
« Potresti leggere un libro, ogni tanto » più che un suggerimento, te l'imploro in ginocchio.
« Non mi va. »
Quando avevo l'età tua già mi ero sparato la trilogia galattica di Isaac Asimov. Ti credo, l'unico videogioco che esisteva sul mercato era il tennis, quell'accrocco che si collegava alla tv, coi giocatori-rettangoli che scorrevano in verticale e la palletta che quando la colpivi faceva il rumore del sonar.
« Almeno lo sai perché si chiama Grande Fratello? »
Neghi con la testa.
« Il Grande Fratello era un personaggio di un romanzo di George Orwell. »
« Chi, quello della Fattoria degli Animali? »
« Sì » mi riconsolo che almeno questo lo sai. « Il libro si chiamava 1984. Parlava di una società futuribile dove la gente veniva controllata da mattina a sera. Praticamente dentro le case mettevano degli schermi-telecamere che riprendevano tutto quello che facevano. »
« Come quelli nella casa. »

« Certe volte mi chiedo come fanno... » per un attimo lasci perdere la console e ti rilassi sul cuscino.
« Chi? »
« ... quelli del Grande Fratello. A vivere tutto il giorno con una telecamera puntata addosso. »
Mi sparo una bella risata.
« Che ti credi che per noi è diverso? » la butto là.
I tuoi occhi m'inquadrano perplessi.
« Sulla testa c'abbiamo una flotta di satelliti artificiali che stanno in orbita apposta per registrarci. Qualsiasi porcata succede, che ne so, un ghiacciaio che si crepa, l'Etna che lancia segnali di fumo, loro un secondo dopo lo sanno. Pensa a Google Earth. Tu ogni tanto lo usi, no? »
« Ci ho visto anche casa mia. »
« Appunto. »

« Comunque i satelliti mica possono spiare dentro le case » chiudi una volta per tutte la ds, psp o quello che è, e mi presti la massima attenzione.
« A parte che esistono tecniche speciali, per esempio coi raggi infrarossi, che permettono ai satelliti di guardare anche sotto terra. Oppure di notte. Comunque, per sapere che combini dentro casa non c'è bisogno del satellite. Ogni volta che scrivi su facebook o messenger, in teoria lo possono leggere tutti. »
« Guarda che è vietato! » ti ribelli.
« Tu che ne sai. Può darsi che nella centrale americana di facebook ci sia uno che viene pagato per controllare tutto quello che pubblichi sul tuo profilo. Messaggi, foto. »
« Ma dai » mi mandi a quel paese con un gesto lapidario.
« Anche i cellulari. Ogni volta che te ne porti dietro uno in pratica stai comunicando a tutti dove ti trovi. Anche quando paghi con le carte di credito. E in macchina, per colpa degli antifurti satellitari. Pensa che nelle automobili vogliono montare le scatole nere come quelle degli aeroplani. Così toglieranno i punti dalla patente pure a chi si scaccola il naso davanti a un semaforo o molla una puzza. »
Ti strappo una risata.
« Se oltre a questo, uno è anche religioso, allora è proprio la fine. »
« Perché? »
« Come perché. Lo dovresti sapere quali sono le caratteristiche di Dio. »
Ci pensi su qualche secondo.
« Unico, infinito, onnipotente, onnisciente... » reciti a pappagallo.
« Ecco, brava » a qualcosa serve farti studiare dalle suore. « Onnisciente lo sai che significa? Che conosce qualsiasi cosa. Passato, presente e futuro. Come ti muovi, Dio sta là che ti registra. Più preciso di un satellite. »
« Meglio che non faccio sega a scuola, allora » ci scherzi su.
« A fregare me o mamma forse ci riesci. Ma finiresti nel film registrato da qualche videocamera. Oppure dentro la foto scattata da un satellite che passa per caso sulla tua testa. Per non parlare di Dio e qualche centinaio di angeli guardoni » poi ci ripenso e ti fisso con occhi severi. « Scusa, ma che sul serio hai fatto sega a scuola? »
« No, no! » ti affretti a negare con tanto di mani avanti.
« Ah » mi tranquillizzo. « Su certe cose è meglio non scherzare. »

« Comunque » recuperi il telecomando da sotto il cuscino. « Io non sono d'accordo. Il Grande Fratello e il mondo nostro secondo me non sono la stessa cosa. »
« Ah sì? »
« Eccerto. Io se mi stufo di guardare il Grande Fratello, gli punto contro il telecomando » punti il telecomando, « spingo il tastino rosso » spingi il tastino rosso, « e il Grande Fratello non esiste più. »
La superficie lucida dello schermo ora riflette soltanto le nostre sagome distorte.
« Vedi? » ti giri e mi guardi soddisfatta. « Questo mondo qua mica lo puoi spegnere... »
Non finisci di pronunciare la frase che va via la luce.
« Oddio, papà! » ti sento trasalire, un attimo dopo le tue braccia mi si avvinghiano addosso peggio dei tentacoli di una piovra.
Vorrei dirti che non è niente ma la voce non esce, insolite scariche di brividi mi rimbalzano giù per la spina dorsale. I secondi trascorrono pesanti come macigni, dopo un tempo che non riesco a valutare il lampadario torna a risplendere sopra i nostri nasi trepidanti.
« Papà » mi fissi con gli stessi occhi languidi del tuo cane. « Chi è stato? »
Mi stringo nelle spalle.
« È stato Dio, vero? »
« L'Enel, mi sa. »
« Io non voglio che spengono pure noi. »
Incredibile, fino a pochi minuti fa ti atteggiavi a una di vent'anni, ora sei retrocessa a quando succhiavi il ciuccio.
« Se vuoi che nessuno ci spenga... » questo si chiama gioco sporco, colpo basso, lo so, ma nei casi estremi il fine giustifica i mezzi, « ... tu giura su Dio che non guarderai più il Grande Fratello. »
Scritto il 01.03.12 alle 07:52